Errare humanum est

L’espressione “Errare humanum est” è molto più di un semplice aforisma: è un monito sulla natura imperfetta dell’uomo. Sebbene la saggezza popolare la usi spesso per giustificare una mancanza sporadica, il suo significato profondo, attribuito formalmente alla riflessione di Sant’Agostino e radicato nel pensiero di Cicerone, risiede nel valore dell’esperienza. Sbagliare fa parte della natura umana, ma è la volontà di non perseverare nell’errore a distinguere la consapevolezza dalla superbia.

Eppure questa locuzione, risalente al I secolo a.C., nessuno avrebbe mai immaginato che oggi, nel XXI secolo avanzato, sarebbe tornata attuale più che mai. Sì, perché ormai ci siamo dovuti abituare a non fidarci di ciò che vediamo, perché la realtà potrebbe non essere quella davanti a ai nostri occhi, partendo dalle fake news, per arrivare ai deep fake ed ai contenuti audio/video generati dall’intelligenza artificiale, passando per le truffe telefoniche con voci sintetiche indistinguibili da quelle dei propri familiari.

La tecnologia contemporanea ha ribaltato un presupposto implicito: non è più l’accuratezza a rassicurarci, ma la presenza di una lieve imperfezione, in un contesto in cui immagini e parole possono essere generate con precisione matematica, ciò che appare troppo coerente, troppo pulito, troppo impeccabile rischia di insospettire.

E infatti, il dettaglio che può farci comprendere se un contenuto è autentico o frutto di un modello di IA è spesso proprio l’errore, che è umano, generato dall’uomo. Un termine scritto male, una virgola fuori posto, o anche un errore concettuale spesso sono sintomo del fatto che quel contenuto è generato da una persona reale. E lo stesso vale per le fotografie, è praticamente ormai quasi impossibile distinguere una foto reale, anche scattata in maniera professioanle, da un deep fake.

Vogliamo quindi dire che nell’era dei deep fake, lo sbaglio resta l’ultimo parametro oggettivo che abbiamo per distinguere un contenuto generato da uno vissuto? Forse no, ma c’è da riflettere.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *